"CALDERON" DA PIERPAOLO PASOLINI prosa (TEATRO "0")

6 Maggio 2009 - 21:00
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"CALDERON" DA PIERPAOLO PASOLINI prosa (TEATRO "0")

Calderón è ambientato nella Spagna franchista. Oggi, dopo il 40esimo anniversario del ’68, il testo di Pasolini ci mostra una visione preveggente della società che pochi intellettuali e scrittori sono stati capaci di elaborare. Il tema del dramma può essere visto sotto più punti di vista. È una cupa, scabra parodia sull'impossibilità di evadere dall'universo costrittivo della propria condizione sociale. È una rappresentazione del potere che trasformandosi, così come si trasforma la società, ritorna ad essere se stesso. É, soprattutto, una fotografia della condizione umana vincolata ai meccanismi sociali e psicologici della nostra esistenza. Tre sogni (o realtà?) successivi, tre ambienti: aristocratico, proletario, medioborghese. Una ragazza, una donna, una madre, Rosaura appunto, tenta ogni volta sognando di sottrarsi al clima soffocante, al codice oppressivo secondo cui è costretta a vivere. L'amore impossibile, l'amore "diverso" è il vettore della fuga, ogni volta frustrata e interrotta dall'insorgere delle insormontabili barriere del proprio status. Nel primo sogno Rosaura si innamora di un ex amante (e violentatore) della madre che le si rivela essere suo padre; nel secondo, nei panni di una prostituta, è gonfia di passione per un giovinetto, che scoprirà più tardi, per bocca di un prete, essere il proprio figlio che le era stato sottratto appena nato; nel terzo è una moglie rassegnata che, dopo non aver voluto accettare per un certo periodo questa vita rigida contenuta tra le istituzioni, non sogna ormai più ma cade periodicamente in preda a uno stato di delirio da malata, innamorandosi senza speranza di un ribelle che verrà arrestato dalla Falange. Nel finale del dramma, Rosaura si risveglia per la quarta e ultima volta e finalmente ricorda il sogno: lei viveva in un lager dove, alla fine, irrompevano gli operai con le bandiere rosse. Re Basilio, la figura del potere che pervade tutta l'opera, commenta:

 

in questo momento comincia la vera tragedia.
Perché di tutti i sogni che hai fatto o che farai
si può dire che potrebbero essere anche realtà.
Ma, quanto a questo sogno degli operai, non c'è dubbio:
esso è un sogno, niente altro che un sogno.

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